|
|
|
You need to upgrade your Flash Player
|
|
|
|
|
|
 |
|
|
PIU APPALTI ALLA EDILIZIA CONTRO LA CRISI 05/06/2010
Intervista integrale al presidente dell' Upi e della Cassa Edile di Parma
Da presidente della Sezione Costruttori dell'Upi (appena confermato al vertice) e della Cassa Edile di Parma, qual è la fotografia del settore nella nostra provincia in questi tempi di crisi?
Il sistema dell’edilizia ha manifestato una maggiore capacità di tenuta rispetto ad altri territori anche limitrofi. Tuttavia l’edilizia parmense non può essere esente dagli effetti di una crisi di ampie dimensioni. La realtà nazionale è drammatica: nel 2009 sono stati persi 137.000 posti di lavoro in edilizia, che salgono a 210.000 con l’indotto. L’edilizia parmense ha perso circa 500 occupati: un dato non irrilevante, che desta preoccupazione all’interno di un tessuto sano, ma ancora lontano dai numeri allarmanti registrati in altre province. Va poi detto che a Parma non si è manifestato il fenomeno della cosiddetta “bolla immobiliare”: non c’è stato il crollo del valore degli immobili.
Sono calati gli investimenti in opere pubbliche. Che leve si possono utilizzare per muovere il mercato in condizioni economiche difficili?
Gli investimenti in opere pubbliche hanno subìto negli ultimi anni una flessione abnorme. Dal 2003 al 2009 l’importo dei lavori pubblici messi a gara è diminuito del 24%, il numero dei bandi si è ridotto del 55% e il primo trimestre del 2010 ha già fatto registrare una flessione del 25%. Una delle leve essenziali è abolire il patto di stabilità per gli enti locali virtuosi che, avendo capacità di investimento, possono ancora mettere a gara lavori pubblici di rilievo. Un’altra leva da far funzionare a dovere è quella del project financing, o comunque di altre forme di partenariato pubblico-privato, per la realizzazione di importanti opere di pubblico, dall’housing sociale all’edilizia scolastica, dall’impiantistica sportiva ai parcheggi.
Che cosa chiedete alle pubbliche amministrazioni?
E’ fondamentale, in questa fase, che gli enti pubblici s’impegnino a pagare entro termini accettabili le imprese, poiché l’eccessivo quanto diffuso ritardo nei pagamenti dei lavori mette in seria difficoltà le aziende, soprattutto quelle medio-piccole. Bisogna poi che vengano ridotte le tassazioni a carico dell’edilizia e la congestione burocratica. Bisogna che le pubbliche amministrazioni incentivino le ristrutturazioni e la riqualificazione urbana. E ancora: che vengano introdotte facilitazioni per la realizzazione di edifici costruiti con avanzate tecnologie per il risparmio energetico, per l’antisismica e l’insonorizzazione. Bisogna poi che le pubbliche amministrazioni sostengano con decisione la qualità del costruire. E’ inoltre necessario che gli enti pubblici diano il via a quegli interventi di piccole dimensioni che, oggi sempre più spesso affidati a grandi imprese in regime di global service, sono in realtà il pane quotidiano delle piccole imprese e ne costituiscono la stessa ragione di esistere. Va infine garantita la regolarità del lavoro edile con più incisive azioni di contrasto all’illegalità.
Se allarghiamo il focus a livello nazionale?
In Italia nel 2009 abbiamo perso 9000 imprese edili per effetto della crisi: 2000 sono fallite e 7000 sono state costrette a cessare l’attività. Da un anno e mezzo l’Ance denuncia il drammatico calo degli investimenti in infrastrutture, che nel 2003 erano di circa 87 miliardi di euro, ridotti nel 2009 a 16, di cui attualmente finanziati soltanto 6. Purtroppo alcune Regioni hanno di fatto contrastato il Piano Casa 2 introducendo griglie che lo hanno svuotato di efficacia. Comunque non è più rinviabile lo sblocco delle risorse pubbliche per infrastrutture deliberate nel 2009.
Resta il nodo fiscale, tra una manovra e l'altra e dopo il famoso decreto incentivi, su quali punti sono state disattese le vostre aspettative e quali misure sarebbero prioritarie?
Sul fronte fiscale, è necessario il ripristino dell’Iva per le cessioni di abitazioni compiute dalle imprese anche dopo 4 anni dall’ultimazione dei lavori. La proposta è del tutto compatibile con il sistema normativo comunitario. In sostanza si riconosce la neutralità dell’Iva, imposta che non deve incidere sui costi di costruzione. Idem per l’attuazione dei piani urbanistici. E' essenziale reintrodurre le agevolazioni per i trasferimenti di immobili finalizzati all’attuazione di tutti i programmi urbanistici (imposta di registro all’1%, imposte catastali e ipotecarie in misura fissa), superando le odierne limitazioni di ambito applicativo e subordinando l’applicazione dei benefici alla realizzazione degli interventi edilizi entro i successivi 10 anni.
Che strada occorre intraprendere per valorizzare le imprese serie e qualificate, che operano nel rispetto delle regole?
Alla Camera, nei giorni scorsi, è stato presentato dall’VIII commissione il testo di legge unificato sulla qualificazione delle imprese edili. Si tratta di un intervento normativo di primaria importanza, anche se personalmente l’avrei desiderato ancora più forte, per disciplinare l’ingresso nell’attività edile in virtù di dispositivi selettivi che consentono di svolgere la professione solo a soggetti con requisiti specifici e certificati. L’obiettivo è quello di eliminare il fenomeno diffuso di un indiscriminato accesso al settore edile da parte di operatori improvvisati a cui oggi basta iscriversi alla Camera di Commercio e dotarsi di cazzuola e betoniera per aprire cantieri ovunque. Occorre quindi che le amministrazioni pubbliche sostengano da subito, programmaticamente, le imprese regolari, serie, patrimonializzate, dotate di ...
Torna indietro
|
|