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NAPOLI IL SISTEMA DEGLI APPALTI DITTE STREMATE 800 POSTI PERSI
02/03/2010

Il presidente di Aice - associazione di 80 imprese edili campane - elenca u mali della cattiva manutenzione:. «Parlo a nome di ottanta imprese. Lamentarsi delle buche è ovvio. I cittadini sono inviperiti. Ma dietro c'è un sistema sbagliato. Nessuno vuole ascoltare. Neanche voi giornalisti. Abbiamo fatto scioperi e bloccato il traffico, dov'eravate? Neanche un rigo. E la gente non sa. La verità non piace»


Se le buche potessero parlare. Sempre più estese e profonde, sono ormai le rughe di una città abbandonata al degrado. Una millenaria bellezza destinata a sfiorire: perché Napoli diventa brutta e insicura anche nei suoi 1.100 km di strade? «Parlo a nome di ottanta imprese. Lamentarsi delle buche è ovvio. I cittadini sono inviperiti. Ma dietro c´è un sistema sbagliato. Nessuno vuole ascoltare. Neanche voi giornalisti. Abbiamo fatto scioperi e bloccato il traffico, dov´eravate? Neanche un rigo. E la gente non sa. La verità non piace».

Delle 80 società alcune sono sue. La capofila ha un nome che promette miracoli, tranne che a se stessa. "Padre Pio srl". È costretta a licenziare. «Lavoro da 40 anni con il Comune, cominciò mio nonno. Con la "Padre Pio" da cinque anni curo la riqualificazione di Corso Secondigliano. Ho sospeso una volta perché la Regione non pagava al Comune, ed il Comune a me. Poi, Marechiaro. Le imprese sono tutte allo stremo. Delle 80 almeno dieci chiudono, 800 posti di lavoro sono stati persi. Ecco l´altro aspetto drammatico del problema buche». Tira fuori una cartellina. «Per un lavoro avanzo 900 mila euro. Il Comune ha certificato il credito, pagabile entro il 2012. Sarebbe mio diritto farmi anticipare i soldi. Unicredit si è impegnata per i crediti da enti pubblici. Unicredit non riconosce i debiti del Comune di Napoli perché ha un rating troppo basso». Domanda: ce la fa ad aspettare fino al 2012? «Siamo un gruppo di soci. Abbiamo i soldi tutti fuori. Chi lavora a Napoli è distrutto. Con il rischio di un dissesto in Comune, chi accetta di lavorare? Le buche ci sono perché le imprese sono bloccate». Secondo Cuzzolino, 80 avanzavano 130 milioni dal 2007, quelle che sopravvivono aspettano ora 80-90 milioni.

Se le banche non accettano di anticipare i crediti, c´è spazio per le finanziarie della camorra. Ma il presidente di Aice interrompe. «La camorra è l´ultimo dei problemi. Il primo è il Comune. Ci sono persone perbene, qualche assessore è molto capace, ottimi dirigenti, ma il Comune è schiacciato da un sistema. Le buche sono solo la parte finale. Un disastro». Riprende Cuzzolino, mostrando altre carte. «Fino al 2005 chi vinceva l´appalto doveva farsi carico dei danni a terzi. Ho un armadio pieno di citazioni, undici anni di cause. L´80% dei sinistri sono falsi o esagerati. Ho rimborsato giacche e cappotti sporchi di vernice, una signora attribuiva ad un cordolo la lesione della colonna vertebrale e invalidità al 40 per cento. Vorrei che la Procura mandasse a vedere quello che succede: gli uffici dei Giudici di pace sono zeppi di testimoni falsi. Lo sanno e lo dicono tutti. È uno scandalo risaputo».

Le truffe bloccano le assicurazioni. Quindi le imprese. «Nel 2006 e 2007 eravamo fermi tutti. Ecco il motivo delle vecchie buche. Il Comune quindi si accolla l´onere dei risarcimenti. Riprendono gli appalti, ma come? Con ribassi pazzeschi. Faccio un esempio. Per un milione di euro, si presentano 130 aziende. Il ribasso allinea tutte: scriviamo 39,99 per cento. Giochiamo sui millesimi. Come 39,99696... Il sistema è questo. Il Comune risparmia 400 mila euro, che rimette in gioco con un altro appalto più piccolo, stesso sistema, stesso ribasso che dà vita ad un altro piccolo appalto... Devi accettare il ribasso, sapendo che il Comune ti paga se va bene a 30 mesi. Domando: qual è l´azienda che vince, che spende così poco, che può aspettare tanto? Un sospetto c´è. Ci scanniamo tutti, quindi, solo per gli appalti garantiti dalla Cassa depositi e prestiti. Io ho vinto quello di Marechiaro. Vuol dire che il Comune ha acceso un mutuo. Debiti su debiti». Sul futuro delle buche, tanto pessimismo. «Il manto stradale è bianco, quindi usurato. È venuto fuori il brecciolino. Occorre un investimento coraggioso per rifare tutto e bene, in profondità. Dispiace per i napoletani».

Il Global Service era un miraggio, 400 milioni. Cuzzolino corregge. «Erano cento solo per le strade principali. Per nove anni». Poi, tace. Nel suo ufficio, spunta dal silenzio una voce. Una soffiata. «Romeo avrebbe lavorato con tutte le attuali imprese, con la stessa formula. "Debiti in bilancio". Aspettava Romeo il Comune, a sua volta le aziende aspettavano Romeo. Da 30 a 36 mesi. Ci sarebbe stato solo un soggetto in più e con una buona quota per la sua società». Se vero, è stata sventata una farsa. Non solo un´altra voragine nel già sofferente Sistema Comune napoletano.




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